«Ti faccio sapere entro venerdì.»

L'ho detto anch'io, quando facevo la recruiter. E qualche volta quel venerdì non è arrivato.

Non lo scrivo per giustificare chi sparisce. Lo scrivo perché so come succede, e saperlo può essere utile a chi in questo momento sta aspettando una risposta che non arriva.

Perché la prima cosa che vedo fare alle persone, adesso che sto dall'altra parte, è provare a decifrare quel silenzio.

Rileggere il colloquio venti volte. Cercare l'errore, la frase sbagliata, lo sguardo perplesso del recruiter.

Quasi mai troverai la risposta lì.

In questo articolo ti spiego cosa può voler dire il silenzio dopo un colloquio, perché le aziende a volte non rispondono e cosa puoi fare tu, concretamente, per non restare appeso.

Il silenzio dopo un colloquio è sempre un no?

No.

A volte è davvero un no che nessuno ti ha ancora comunicato. Altre volte è una selezione che si sta semplicemente allungando e in cui sei ancora dentro.

Da fuori, le due situazioni sono identiche. Nessuna rilettura del colloquio ti dirà quale delle due stai vivendo, perché la differenza, molto spesso, non sta in te.

Sta in quello che succede dall'altra parte.

Perché le aziende non rispondono dopo un colloquio?

Dipende molto da chi hai davanti. Le situazioni più frequenti sono tre.

Nelle piccole e medie imprese il colloquio lo fa spesso il titolare o il responsabile tecnico, tra una cosa e l'altra. Non c'è una persona che si occupa solo di selezione. Chiudere il cerchio con i candidati non è responsabilità di nessuno in particolare, e finisce facilmente in fondo alla lista delle cose da fare.

Nelle aziende con un ufficio HR chi ti ha fatto il colloquio raramente decide da solo. Aspetta il parere del responsabile di funzione o del titolare, a volte di più persone che devono confrontarsi tra loro. Finché non c'è una decisione, può passare del tempo.

In agenzia per il lavoro la situazione è ancora più articolata. Un consulente segue molte ricerche contemporaneamente, con clienti che cambiano idea, mettono in pausa una posizione o semplicemente tardano a rispondere. E se il cliente non dà un feedback, anche il consulente si ritrova senza una risposta da dare al candidato.

Si può fare meglio? Sì, molto.

Ma trasformarla in una guerra tra chi cerca lavoro e chi seleziona non aiuta nessuno. Da entrambe le parti ci sono persone dentro un sistema che non sempre funziona bene.

La parte su cui puoi lavorare è la tua.

Cosa chiedere a fine colloquio: i tempi, non «mi farete sapere?»

La domanda più utile la fai prima di uscire dalla stanza, o di chiudere la videochiamata.

Non «Mi farete sapere?», che porta quasi sempre a un «Certo». Chiedi invece:

  • entro quando pensano di chiudere la selezione;
  • quali sono i prossimi passaggi;
  • se è previsto un altro colloquio;
  • chi puoi contattare se non hai notizie entro quella data.

Una data e un nome ti danno un riferimento concreto. Se ti dicono «entro venerdì» e venerdì passa senza notizie, hai un motivo preciso per scrivere.

Non stai insistendo. Stai riprendendo una conversazione già iniziata.

E anche da come ti rispondono capisci qualcosa di quella selezione: chi ha un processo chiaro ti dà tempi e passaggi precisi, chi non ce l'ha resta sul vago.

Dopo quanto tempo sollecitare dopo un colloquio?

Non c'è un numero di giorni valido per tutti. La prima cosa da guardare sono i tempi che ti hanno indicato. La mia indicazione pratica è questa:

Quando Cosa fare
A fine colloquio Chiedi tempi, prossimi passaggi e un referente.
Entro 24 ore Facoltativo: due righe di ringraziamento.
Data indicata + qualche giorno Un sollecito, breve e professionale.
10-15 giorni dall'ultimo contatto, se non ti hanno dato una scadenza Chiedi a che punto è la selezione.
Dopo 2-3 settimane di silenzio Considera la candidatura ancora possibile, ma vai avanti con la tua ricerca.

Il sollecito lo manderei una volta sola. Non perché scrivere di nuovo sia sbagliato in assoluto, ma perché a un certo punto il tempo che passi a inseguire una risposta è tempo tolto alle altre opportunità.

Chi ti risponde ti dà un'informazione. Chi non ti risponde, in fondo, te ne dà una uguale.

Due modelli da copiare

Il ringraziamento, entro 24 ore (facoltativo)

Oggetto: Grazie per il colloquio – [nome della posizione]

Buongiorno [Nome],

la ringrazio per il tempo che mi ha dedicato oggi. Il colloquio mi ha confermato l'interesse per il ruolo, in particolare per [un aspetto emerso durante il colloquio].

Resto a disposizione per qualsiasi informazione.

Cordiali saluti,[Nome e cognome] · [telefono]


Il sollecito

Oggetto: Selezione [nome della posizione] – aggiornamento

Buongiorno [Nome],

ci siamo sentiti il [data] per il colloquio per la posizione di [ruolo]. Le scrivo per chiederle se ci sono aggiornamenti sulla selezione e quali sono i prossimi passaggi.

Resto a disposizione per qualsiasi informazione.

Cordiali saluti,[Nome e cognome] · [telefono]


Niente giustificazioni, niente «scusi il disturbo», niente riassunto delle tue qualità. Due righe, tono professionale, e poi lasci andare.

Non smettere di cercare mentre aspetti

Questo è il punto più importante.

Finché non arriva un no, quella candidatura resta aperta. Ma questo non vuol dire tenerla lì come se fosse l'unica.

Chi sospende la ricerca in attesa di una risposta rischia di perdere settimane preziose. E se la risposta è negativa, si ritrova a ripartire da zero, con meno energie di prima.

Continua a candidarti, a fare colloqui, a coltivare contatti. Se poi arriva il sì, avrai semplicemente un'opportunità in più da valutare.

Domande frequenti

Meglio scrivere o telefonare?Di solito è meglio scrivere: l'email lascia a chi seleziona il tempo di rispondere quando ha un'informazione. La telefonata va bene se durante il colloquio ti hanno dato un numero e ti hanno detto di usarlo.

Posso scrivere al recruiter su LinkedIn?Sì, se è la persona con cui hai fatto il colloquio e se non hai un indirizzo email. Vale la stessa regola: un messaggio breve, una volta sola.

E se mi rispondono «stiamo ancora valutando»?Prendila per quello che è: la selezione è aperta e tu sei ancora dentro. Chiedi, se non te l'hanno detto, entro quando pensano di decidere, e intanto continua con le altre candidature.

Quel silenzio non dice quanto vali

Il silenzio dopo un colloquio non è necessariamente un giudizio su di te. Può voler dire che non sei stato scelto, che la selezione si è allungata o che l'azienda sta gestendo male la comunicazione.

Da fuori non puoi sapere quale di queste situazioni stai vivendo. E soprattutto non puoi usare quel silenzio come prova di aver sbagliato qualcosa al colloquio: la selezione dipende anche da decisioni, tempi e dinamiche che non controlli.

Quello che puoi fare è più semplice: chiedere i tempi, sollecitare quando serve e, nel frattempo, continuare a cercare.

Aspettare una risposta non significa smettere di andare avanti.

Ti capita spesso di arrivare al colloquio e poi non sapere più niente?

Nella preparazione ai colloqui lavoriamo anche su questo: cosa chiedere, come leggere i segnali senza farti condizionare da ogni dettaglio e come gestire l'attesa senza fermare la tua ricerca. La prima consulenza è gratuita, online o in presenza a Verona.